Condividere la colpa.
Condividere la paura.
Emiliano non ce la faceva più a guardare.
Si alzò così bruscamente che la sedia rotolò all’indietro sul pavimento.
“Abbastanza.”
Cal lo guardò.
“Cosa desidera fare, signore?”
Emiliano fissava gli schermi.
Le sue figlie…
Inginocchiati sul pavimento della propria casa.
Hanno ripulito un semplice incidente come se si aspettassero una punizione.
Rosa se ne stava lì vicino impotente, perché ogni tentativo di confortarle non faceva altro che far arrabbiare ancora di più Patricia.
Il quadro completo è finalmente entrato a far parte.
Ogni cena tranquilla.
Ogni volta che si va a letto in un silenzio insolito.
Ogni volta che Daniela aveva detto,
“Sono stanco.”
Ogni volta che Martina si era trasferita in viaggio per lavoro, diventava insolitamente appiccicosa.
Non gli erano sfuggiti i segnali.
Li aveva liquidati con delle spiegazioni.
Perché qualcuno di cui si fidava aveva abilmente dirottato la sua attenzione verso la persona sbagliata.
Guardò Cal.
La sua voce era calma.
Una calma quasi inquietante.
“Apri il cancello principale.”
Cal capì immediatamente.
“Vuoi entrare adesso?”
“NO.”
Lo sguardo di Emiliano rimase fisso sui monitor.
“Voglio prenderla prima che abbia il tempo di trasformarsi di nuovo in qualcun altro.”
Allungò la mano verso la porta.
Poi si è fermato.
Sullo schermo…
Giglio-
NO.
Daniela.
Si stava silenziosamente infilando sotto il divano del soggiorno.
Quando riapparve un attimo dopo…
Teneva in mano qualcosa di piccolo.
Un vecchio cellulare blu avvolto con una striscia di nastro adesivo argentato.
Lo nascose velocemente sotto un cuscino prima che Patricia si voltasse.
Emiliano aggrottò la fronte.
“Cosa nasconde?”
Cal socchiuse gli occhi.
“Non lo so…”
“Ma ho la sensazione…”
“…stiamo per scoprirlo.”
Emiliano non fece altre domande.
Non attese ulteriori spiegazioni.
Uscì dalla sala di controllo prima ancora che Cal potesse aprire completamente la porta.
Il corridoio nascosto all’improvviso sembrò troppo stretto.
Ogni passo risuonava più forte del precedente.
Le sue figlie si trovavano a poche stanze di distanza…
Eppure non si era mai sentito così lontano da loro.
Mentre si avvicinavano al soggiorno, sentì di nuovo la voce di Patricia.
Freddo.
Affilato.
Controllato.
Solo a scopo illustrativo
“Hai dimenticato un punto.”
Daniela si chinò immediatamente ancora di più sul pavimento.
“Mi dispiace.”
“Non voglio scuse.”
“Voglio obbedienza.”
Emiliano si fermò sulla soglia.
Strinse i pugni.
Cal gli lanciò un’occhiata.
“Signore?”
Emiliano spalancò la porta.
«Lasciala andare.»
La sua voce risuonò nella stanza come un tuono.
Tutto si è congelato.
Patricia si girò così velocemente che quasi perse l’equilibrio.
Daniela alzò lo sguardo.
Gli occhi di Martina si spalancarono.
Per un secondo straziante…
Nessuna delle due bambine si mosse.
Lo fissavano semplicemente, come se non riuscissero a capire se fosse davvero lì.
Patricia si riprese per prima.
“Emiliano?”
Il suo sorriso è apparso all’istante.
Troppo all’improvviso.
“Pensavo che il tuo volo—”
“Non ce n’era uno.”
Il sorriso svanì.
Nella stanza calò il silenzio.
Emiliano guardò le sue figlie.
Daniela era ancora inginocchiata sul pavimento accanto al succo rovesciato.
Martina stringeva il suo coniglio così forte che le sue nocche minuscole erano diventate bianche.
Non si era mai accorto di quanto sembrassero spaventati.
Non fino ad ora.
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