Clara prese il telefono.
“Carlos, ho bisogno di tutto ciò che riguarda gli affari di Javier Vargas. Ogni trasferimento di proprietà, ogni prestito, ogni socio. E devo sapere esattamente cosa ha scoperto Laura nelle settimane precedenti alla sua morte.”
La mattina seguente, Javier Vargas arrivò alla residenza di Santa Rosa a bordo di un SUV nero scintillante che non passava certo inosservato.
Indossava un abito su misura e – Clara se ne accorse in seguito rivedendo le riprese delle telecamere di sorveglianza – una cravatta blu scuro.
Rosa lo accolse sulla porta, con le braccia incrociate.
“Sono venuto a prendere mia nipote”, disse Javier con voce dolce. “La situazione è cambiata. Con tutto quello che sta succedendo a mio fratello, Elena ha bisogno di una vera famiglia.”
“Sei mesi fa hai rinunciato volontariamente alla tutela lasciandola qui”, rispose Rosa. “Ora è sotto la protezione dello Stato.”
Il sorriso di Javier non raggiunse i suoi occhi.
“Ho nuovi documenti. Ho delle conoscenze. Posso creare problemi qui, se voglio.”
In quel momento, Elena apparve nel corridoio alle spalle di Rosa.
Vide suo zio.
Il suo viso impallidì.
Il terrore puro gli si dipinse negli occhi.
Anche Javier lo vide.
Per una frazione di secondo, la maschera lucida è scivolata.
Rosa vide quello sguardo e sentì radicarsi in sé una certezza: quell’uomo era pericoloso, ed Elena lo sapeva meglio di chiunque altro.
«Vattene», disse Rosa. «Subito. Altrimenti chiamo la polizia.»
Il sorriso di Javier riapparve, freddo e spento.
“Non è finita.”
Si voltò e se ne andò.
Ma le telecamere di sicurezza della casa avevano registrato ogni parola, ogni minaccia.
Ed Elena l’aveva visto.
La verità, rimasta sepolta per cinque anni, stava iniziando a riemergere.
Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!