Sono sopravvissuta a diciotto anni in affidamento. Sapevo come sedermi in una stanza dove l’esito era già stato deciso e mantenere un’espressione calma finché non fossi rimasta sola.
Così mi sedevo lì.
In attesa.
Avevo ventotto anni, ed ero stata sola per ognuno di quegli anni.
Il sistema di affidamento mi ha insegnato a sopravvivere in luoghi che non erano mai stati pensati per prendersi cura di me. Case famiglia. Affidamenti temporanei. Nuovi fascicoli in nuovi edifici. Adulti che avevano dimenticato il mio nome ma ricordavano i miei documenti.
Ho imparato a leggere le persone in fretta.
A occupare il minor spazio possibile.
A non chiedere nulla.
A non aspettarmi nulla.
A venticinque anni, avevo un piccolo appartamento, un lavoro in una libreria che adoravo, due amiche di cui mi fidavo e una vita tranquilla tutta mia. Non era il sogno che avevo immaginato da bambina, guardando le famiglie in televisione, ma era il mio.
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