«Se sapessi cosa c'è davvero lì, non mi avresti mai parlato in quel modo.»
In quel momento, un brivido mi percorse la schiena.
Perché per la prima volta, capii che la verità poteva essere ben peggiore di quanto avessi immaginato.
PARTE 2
Rimasi immobile davanti alla porta del bagno, incapace di parlare.
Le parole di mia madre mi risuonavano ancora nella testa.
Se solo sapessi cosa c'è davvero lì…
Volevo chiederglielo.
Volevo urlare.
Volevo tornare indietro nel tempo e ritirare tutto quello che avevo appena detto.
Ma il suo viso impallidì così tanto che la mia rabbia svanì all'istante.
«Mamma… cosa intendi?»
Chiuse gli occhi per qualche secondo, come se persino respirare le risultasse difficile.
Poi sussurrò:
«Portami in ospedale.»
Per la prima volta da quando era arrivata a Parigi, chiedeva aiuto.
Lei che aveva sempre evitato i guai.
Lei che fingeva sempre che andasse tutto bene.
Lei che preferiva soffrire in silenzio piuttosto che diventare un peso per qualcuno.
Thomas afferrò il cappotto. Preparai Clara in fretta. Era troppo tardi per chiamare qualcuno, troppo tardi per riflettere.
Prendemmo un taxi per il pronto soccorso dell'Ospedale Europeo Georges-Pompidou.
Mia madre tenne gli occhi chiusi per tutto il tragitto, con una mano appoggiata sullo stomaco.
Osservavo le sue dita.
Le dita che lavavano i miei vestiti da bambina.
Che mi acconciavano i capelli prima di andare a scuola.
Che avevano tenuto Clara in braccio fin dalle prime ore di vita.
E io avevo appena pronunciato le parole più umilianti che una figlia possa dire a sua madre.
Al pronto soccorso, fu ricoverata subito.
Ci chiesero di aspettare.