—Ce n'erano stati altri prima. E un bambino… non si è salvato.
Valeria scoppiò in lacrime.
Mateo fece un passo indietro, inorridito.
Ernesto capì che non aveva a che fare con un semplice opportunista... ma con qualcosa di peggio.
Un attimo dopo, prese il telefono per chiamare la polizia.
Ma prima che potesse comporre il numero, Lucía sorrise, un sorriso che gli gelò il sangue.
—Fallo,
Questa storia è basata su informazioni di fantasia e non deve essere considerata tale. Si tratta di un racconto di intrattenimento come tanti altri, e qualsiasi somiglianza con la vita reale è puramente casuale.
O resto si pe aver rig
Poi si rivolse a Lucía.
—La chiave dell'armadio.
Lei sorrise, fingendo di non capire.
—Quale armadio?
—Non costringermi a ripetere.
Per la prima volta, Lucía perse la sua eleganza. Prese una piccola chiave d'oro dalla collana. Le dita le tremavano.
Ernesto salì nella camera da letto principale, aprì il piccolo armadio bianco che era sempre chiuso a chiave... e sentì il suo mondo crollargli addosso.
Bottiglie senza etichetta.
Siringhe.
Medicinali in polvere in piccole bustine.
Ricette modificate.
E in una scatola di velluto... ciocche di capelli neri, legate con un nastro.
I capelli di Valeria.
Conservato come trofeo.
“Oh mio Dio…” sussurrò Ernesto.
Mateo spinse dentro la sedia a rotelle. Quando Valeria vide la scatola, scoppiò in lacrime, come se una vecchia paura, tenuta a bada, avesse finalmente infranto la barriera.
«Tu sei...» disse, guardando Lucía. «Tu sei.»
Lucía si inginocchiò. Non per rimorso. Era il gesto di chi sa mostrare misericordia, su comando.
—Ernesto, ascolta. Non è quello che pensi.
«Allora spiega!» sbottò.
Lucía alzò lentamente lo sguardo. Nei suoi occhi non c'era più traccia di tenerezza o vergogna. Solo una fredda e scoraggiante freddezza.
O resto si pe aver rig
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