L'auto si fece silenziosa.
Silenzio assoluto.
Mio padre ed io fissavamo lo schermo del telefono come se ci stesse mentendo.
Ma non lo era.
Non poteva essere.
Il video era nitido.
Troppo chiaro.
Il cancello si aprì…
Mia madre era lì in piedi…
Sorridente.
Ridendo.
Commovente…
Niente.
Assolutamente niente.
Ancora-
Li avevamo visti.
Diciassette uomini.
Alto.
Muscolare.
Vero.
«Suonala ancora», disse papà a bassa voce.
L'ho fatto.
Stessa cosa.
Niente uomini.
Solo la mamma... da sola.
Si comportava come se stesse dando il benvenuto a ospiti invisibili.
Un brivido mi percorse la schiena.
“Papà…” sussurrai, “non siamo pazzi, vero?”
Non ha risposto subito.
I suoi occhi erano ancora incollati allo schermo.
Poi lentamente… scosse la testa.
“No… li abbiamo visti entrambi.”
La sua voce si incrinò leggermente.
“Questo significa…”
Non ha finito.
Ma ho capito.
Quegli uomini…
Non erano normali.
Siamo rimasti seduti lì per qualche altro secondo, cercando di respirare.
Sto cercando di pensare.
Poi papà all'improvviso mise in moto la macchina.
«Torniamo indietro», disse.
Il mio cuore ha fatto un salto.
“Di ritorno? Ma—”
«Devo rivederlo», lo interruppe. «Con i miei occhi. Non attraverso un telefono.»
La paura mi attanagliò.
Ma io annuii.
Tornammo indietro lentamente.
Questa volta… niente nascondigli.
Niente furtività.
Ci siamo diretti dritti al cancello.
Era chiuso.
Tutto sembrava normale.
Troppo normale.
Papà lo ha aperto spingendolo.
Scricchiolio…
Entrammo.
Il complesso era tranquillo.
Niente risate.
Nessuna voce.
Nessuna traccia dei diciassette uomini.
Solo silenzio.
«Jane!» chiamò papà.
Nessuna risposta.
Ci incamminammo verso casa.
La porta era leggermente aperta.
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